Descrizione
Le frane si sono verificate in seguito a scivolamenti delle rocce calcaree lungo dei piani di discontinuità tra gli strati, rappresentati da sottili intercalazioni marnose e marnose-argillose. La frana di maggiore entità risulta anteriore all'ultima glaciazione, ma una serie di nuove frane si sono succedute nel tempo fino ad epoche molto recenti. I materiali di frana, disposti caoticamente, sono costituiti da detriti di volume variabile da pochi centimetri cubi a qualche decina di metri cubi.
Le rocce calcaree dei Lavini sono interessate anche da fenomeni carsici, dovuti alla lenta azione erosiva dell'acqua che dissolve il carbonato di calcio presente nelle rocce; questi fenomeni danno luogo a morfologie particolari, quali doline, pozzi e sistemi di fessurazione.
I laghetti di Marco, in particolare, occupano due doline situate in mezzo ai depositi franosi. Il livello dell'acqua al loro interno varia al variare della falda, in quanto il fondo, costituito da detriti di frana, è poroso e permeabile. I laghetti raggiungono quindi una profondità anche di un paio di metri durante il periodo delle piogge autunnali e dello scioglimento delle nevi in primavera, mentre nel periodo estivo ed invernale diventano asciutti.
La vegetazione che circonda i laghetti è rappresentata da specie tipiche di ambienti umidi come la tifa (Typha latifolia) e la cannuccia di palude (Phragmites australis). A queste si affiancano specie rare per il Trentino, come Carex gracilis e Teucrium scordium, Composita Bidensfrondosa, qui segnalata per la prima volta in Trentino.
I laghetti rivestono grande importanza anche per quanto riguarda gli aspetti faunistici.
Tra gli invertebrati si trovano specie molto interessanti come gli Idroadefagi, dei Coleotteri acquatici che vivono in ambienti che godono di un buon stato di salute.
Nei laghetti di Marco sono state riscontrate ben 51 delle 200 specie presenti in Italia, un valore superato da poche altre stazioni sul territorio nazionale.
Tra gli Anfibi che frequentano i laghetti vi sono i tritoni (Triturus, più specie) e il rospo comune (Bufo bufo); tra i rettili il più comune è la natrice dal collare (Natrix natrix).
Non è raro, durante la primavera, osservare la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), che qui nidifica, o sentirne l'inconfondibile verso di allarme.
All'interno del biotopo si estende un bosco di pino nero (Pinus nigra), specie che è stata qui introdotta negli anni '30 per cercare di rimboschire questo territorio originariamente pressoché privo di vegetazione arborea.
Nelle zone più assolate sono presenti specie vegetali tipiche degli ambienti aridi e di substrati calcarei, come la bella Daphne alpina, molto rara a quote così basse. Anche quest'ambiente presenta aspetti naturalistici molto interessanti ed ospita varie specie di rettili, uccelli e mammiferi.
Strutture per la visita
- sentiero di visita
Il sentiero di visita
Il percorso è un anello e può essere portato a termine in circa un ora e mezzo, con passo tranquillo e tenedo conto di brevi soste per osservare, fotografare scrivere e riposare.
Il tracciato non comporta alcuna difficoltà tecnica e si svolge su un territorio pressoché pianeggiante. La naturalità del luogo suggerisce abbigliamento discreto e soprattutto calzature adeguate.
Lungo il percorso sono indicati 12 punti di particolare interesse, in corrispondenza dei quali è collocata una tabella con una breve frase illustrativa.
Temi proposti: Aree improduttive e incolte; La marocca; Il calcare e il carsismo; Le caducifoglie termofile; Il processo di colonizzazione della marocca; La pineta di pino nero; La processionaria; Le pigne, gli scoiattoli e i crocieri; L'acqua, bene prezioso; La vegetazione e la flora degli stagni; I vecchi coltivi, i muretti, lo spietramento; La piccola fauna acquatica.
Pubblicazioni
- guida al percorso (7)
Studi
- progetto di definizione naturalistica e catastale
- monitoraggio periodico avifauna
- studi della Commissione Scientifica