Sono 630mila i giovani emigrati dall’Italia, con un costo pari al 7,5% del pil utilizzato per istruirli, di fatto “andato in fumo”. Lasciamoli andare, certo, ma… Ma quali sono le ragioni che li spingo a partire? Per Daniele Marini (Università degli Studi di Padova) molto è frutto di una percezione: “Il lavoro in Italia viene considerato precario e sottopagato, ma se a volte vero, a volte è percezione. Si tratta di una sorta di “cappa” che non permette di vedere e che poi spinge molti ad andare all’estero alla ricerca di qualcosa di meglio”. Oppure forse, stando alle parole di Michela Andreolli, Founder & CEO Arke, “è solo questione di opportunità. Oggi possiamo farlo, possiamo cogliere queste opportunità con più facilità”. E allora quali possono essere le condizioni per tornare? “Ascoltare e valorizzare queste esperienze fatte all’estero, incentivi fiscali, programmi di rientro” per Nadio Delai, presidente Ermeneia, ma anche un territorio accogliente, rispondente, attrattivo, e lo sviluppo della tecnologia nel mondo del lavoro.
Publication date: 24/05/2026