Foresta demaniale del monte San Pietro

La Foresta demaniale del Monte San Pietro, situata nel territorio del Comune di Ton, si trova nella bassa Val di Non sul versante occidentale della dorsale che separa la valle dall’Adige. L’area coincide in gran parte con il bacino del Rio San Pietro, che percorre l’omonima valle, e copre una superficie di circa 220 ettari compresa tra i 570 m e i 1.873 m di quota, dove si raggiunge Cima Roccapiana.

© Foresta demaniale del monte San Pietro © Agenzia provinciale delle foreste demaniali -

Descrizione

Il territorio

Presenta una morfologia ripida e articolata, caratterizzata da affioramenti rocciosi e versanti acclivi che conferiscono alla valle un aspetto selvaggio e poco antropizzato. Dal punto di vista geologico predominano formazioni calcareo-dolomitiche di età triassica e giurassica, mentre i suoli sono spesso poco evoluti alle quote più elevate. Il clima si colloca tra quello prealpino e quello continentale, con precipitazioni concentrate nelle stagioni intermedie.

Ambienti forestali

La varietà altitudinale determina una notevole diversità di ambienti forestali. Alle quote più basse si trovano boschi di abete bianco e faggio, che lasciano progressivamente spazio a pinete di pino silvestre e a faggete. Salendo ancora si incontrano boschi di abete rosso e larice, mentre nelle aree sommitali prevalgono le mughete a pino mugo con erica e rododendro.

L’assetto attuale della foresta è il risultato sia dei fattori naturali sia delle utilizzazioni del passato: fino alla metà del Novecento il bosco fu sfruttato intensamente per il legname. Ancora oggi lungo alcuni sentieri si possono osservare resti delle teleferiche e delle funi d’acciaio utilizzate per l’esbosco.

La storia

All’interno della foresta sono presenti pochi elementi costruiti dall’uomo. Il più significativo è rappresentato dai ruderi del Castel San Pietro, situati su uno sperone roccioso poco fuori dai confini della proprietà demaniale. Fu edificato dalla potente famiglia Thun; fungeva da punto di osservazione lungo l'antica "via dei Reti" che collegava Vigo di Ton, la bassa Anaunia e Cortaccia, nella Valle dell'Adige.
Una guarnigione militare presidiò il castello fino al XVII secolo quando si decise di abbandonarlo visto che commercianti e viandanti utilizzavano la più comoda strada di fondovalle, messa in sicurezza proprio in quel periodo.

La piccola area forestale fu acquistata dalla Regione Trentino Alto Adige nel 1963 e successivamente ceduta al Demanio provinciale trentino.

L’area conserva inoltre alcune calcare, antiche fornaci utilizzate per la produzione della calce, testimonianza delle attività tradizionali legate all’uso delle risorse locali.

Accessibilità e sentieri escursionistici

Accessi stradali: raggiunto il centro abitato di Vigo di Ton (val di Non), dal centro del paese si prosegue verso E fino ad indicazioni dei sentieri che si inoltrano verso Castel San Pietro. Si parcheggia presso il campo di atletica.

La foresta è poco accessibile, poiché la viabilità forestale si arresta ai margini dell’area e non attraversa il suo interno. La fruizione è possibile principalmente attraverso alcuni sentieri SAT, che percorrono i settori inferiori e le zone sommitali del territorio. Alcuni di questi itinerari fanno parte anche del progetto culturale e naturalistico “Percorsi d’Anaunia”.

Valore naturalistico e monitoraggio della fauna

Nel 2025 è stato realizzato uno studio faunistico dedicato alla fauna vertebrata terricola, con l’obiettivo di migliorare le conoscenze naturalistiche dell’area e fornire indicazioni per la gestione forestale. L’indagine ha riguardato anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, utilizzando diverse tecniche di monitoraggio tra cui stazioni di ascolto per l’avifauna, fototrappole per i mammiferi e registrazioni acustiche per i pipistrelli.

Nel complesso la foresta è risultata ospitare una fauna diversificata, ricca di entità, talune delle quali di elevato valore conservazionistico ma anche scientifico come il barbastello, pipistrello incluso nell’Allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE), la cui dipendenza da foreste mature e poco disturbate lo rende una specie rara in Trentino, l’orso bruno, il lupo, l’aquila reale, il fagiano di monte, la coturnice.

I risultati dello studio contribuiscono a definire il quadro della biodiversità della foresta e costituiscono una base scientifica per orientare le future strategie di conservazione e gestione, con particolare attenzione alla tutela degli habitat forestali e delle specie più sensibili.

"Dati tratti dall'indagine sulla fauna vertebrata (2025) a cura del dott. Michele Caldonazzi e del dott. Claudio Torboli di Albatros S.r.l. per conto di Aprofod".

Nella Foresta informati

La gestione delle Foresta è affidata all'Agenzia provinciale delle foreste demaniali - Settore Adige

Ulteriori informazioni

Documenti correlati

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  • Numero unico emergenze: 112

Ultimo aggiornamento: 13/03/2026 12:06

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