La situazione industriale globale e la cooperazione tra Usa, Cina ed Europa è stato il tema al centro del panel tenutosi stamattina in Sala Depero, nel Palazzo della Provincia di Trento, ospiti Stefania Di Bartolomeo, CEO di Physis Investment, Zhiyi He, esperto dell’Istituto dell'industria globale dell'Università Tsinghua e professore dell'Università di Pechino, Paolo Lazzarini, Chief Strategy & Business Development Officer di Amplifon, Roberta Miraglia, caposervizio della redazione Economia e Politica internazionale del Sole 24 Ore e Lorenzo Stanca, tra i fondatori di Mindful Capital.
Il punto partenza è l’immagine annuale realizzata dal professor Hu sulle aziende leader nel mondo, circa 48. 000, in base alla quale gli attori più forti si confermano nell’ordine USA, Cina e Europa (complessivamente intesa, anche se presa in esame stato per stato). Finora le economie dei principali paesi produttori sono cresciute parallelamente alla crescita dei mercati aperti, e questo si è ulteriormente accentuato dopo l’entrata nella Cina nel WTO, agli inizi degli anni 2000, anche se con l’arrivo di Xi Jinping l’enfasi sull’apertura si è un po’ raffreddato. Gli USA, in virtù del dollaro, moneta di riferimento, hanno sempre soddisfatto una quota importante del mercato interno con le importazioni, mantenendo però una posizione di leadership nei servizi e cedendo quote importanti di debito pubblico ai risparmiatori esterni. Le nuove politiche di Trump impattano in maniera drammatica su questo scenario (in sala è risuonata la parola “oscurantismo”) e sono foriere di recessione. Tuttavia la nuova situazione potrebbe incrementare l’interscambio fra l’Europa e altre aree del mondo, la stessa Cina, ma anche il resto del Sud est asiatico o l’Africa subsahariana.
Data di pubblicazione: 25/05/2025