Erwinia amylovora (Colpo di fuoco batterico)

Erwinia amylovora è l’agente del colpo di fuoco batterico, una delle più gravi e pericolose malattie che colpisce le piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae sia coltivate che spontanee, fruttifere ed ornamentali.
Per la gravità dei danni che può arrecare all’agricoltura, al vivaismo e all’equilibrio ecologico in generale, E. amylovora è stato oggetto di lotta obbligatoria anche in Provincia di Trento negli anni in cui si sono rilevati focolai di una certa importanza.

Data di pubblicazione:

28/07/2025

Descrizione

ORIGINE E DIFFUSIONE. Erwinia amylovora è originario del Nord America dove sembra provocasse una malattia endemica a carico di piante spontanee di Malus sylvestrisCrataegus spp., Sorbus spp. e Amelanchier spp. Da questi primi focolai, la malattia si è via via diffusa anche in altri paesi. In Europa, i primi casi di colpo di fuoco batterico risalgono al 1957 in Inghilterra, probabilmente in seguito all’introduzione di materiale infetto, da dove si è poi rapidamente diffusa nell’Europa continentale. In Italia, le prime segnalazioni risalgono al 1990 in Puglia. Il Trentino ad oggi è considerata un'area di insediamento del patogeno.

PIANTE OSPITI. Colpisce in modo specifico le piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae. Ad oggi si annoverano oltre 150 specie ospiti appartenenti a 37 diversi generi. Particolarmente sensibili alla malattia sono specie di grande valore economico dal punto di vista frutticolo quali melo (Malus domestica) e pero (Pyrus communis). Suscettibili al colpo di fuoco batterico sono anche nespolo (Mespilus spp.), cotogno (Cydonia spp.) e molti generi di piante ornamentali e spontanee (Crataegus spp., Cotoneaster spp., Pyracantha spp., Sorbus spp., Chaenomeles spp.).

BIOLOGIA. I batteri che si trovano su piante infette, alla ripresa vegetativa, evadono sottoforma di essudato lattiginoso, specialmente dai cancri che essi stessi hanno provocato, e vanno a costituire il potenziale inoculo per nuove infezioni. 

Una volta colonizzata la pianta, il batterio si sviluppa all’interno dei tessuti vegetali e comincia a colonizzare gli spazi intracellulari e/o le cavità xilematiche. In questi spazi libera una proteina tossica che compromette la funzionalità della membrana cellulare degli organismi vegetali ospiti per poterne trarre il nutrimento. Tale azione determina il repentino avvizzimento della parte di pianta colpita o, nei casi più gravi, dell’intera pianta con conseguente morte della stessa.

Il batterio si riproduce molto velocemente e le colonie che si formano tendono a richiamare acqua all’interno dei tessuti. Questi si rigonfiano fino a quando le goccioline mucose di essudato batterico evadono all’esterno attraverso piccole fratture. Erwinia amylovora sverna all’interno dei tessuti infetti della pianta o nei residui di vegetazione infetta rimasti nel terreno.

VIE DI DIFFUSIONE. La disseminazione di Erwinia da una pianta all’altra e anche a grande distanza è affidata al vento, alle piogge, agli insetti e agli uccelli. Anche l’uomo può contribuire alla diffusione tramite varie operazioni colturali, in particolare con la potatura, e attraverso la commercializzazione di materiale di propagazione infetto.

Il periodo della fioritura è ritenuto il più critico per quanto riguarda sia la recettività della pianta all’infezione, sia per la diffusione dell’inoculo. Inoltre le api, che sono così importanti per l’impollinazione, possono contribuire alle infezioni trasportando sui fiori tali batteri che penetrano molto facilmente attraverso i nettarii. Infatti, tale patogeno ha una penetrazione di tipo passivo nei tessuti delle piante ospiti, pertanto tutte le soluzioni di continuità, quali ferite, lenticelle, stomi e nettarii dei fiori, costituiscono possibili punti di entrata.

A partire dagli anni ’90, il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia è impegnato nel monitoraggio di questo organismo attraverso il controllo di vivai, frutteti e del territorio regionale in generale attraverso una rete di punti fissi con ospiti noti di E. amylovora.

LOTTA FITOSANITARIA. L'organismo nocivo non è più da quarantena dal 2019 ma è ancora tra gli ORNQ (Organismi Regolamentati Non da Quarantena) la cui presenza non è tollerata a livello vivaistico. Al rinvenimento di focolai nel territorio trentino, si è provveduto puntualmente (per area) ad impartire delle prescrizioni di lotta temporanee tra cui:

  • obbligo a tutti i detentori di impianti frutticoli, orti, giardini, siepi, alberature e terreni sui quali sono rinvenute piante ospiti sintomatiche al colpo di fuoco batterico di estirpare immediatamente ogni pianta gravemente compromessa;
  • abbruciamento tempestivo sul posto dei residui vegetali infetti. Nell’impossibilità di incenerire in loco è possibile trasportare i residui in un altro luogo idoneo utilizzando sacchi contenitivi che isolino il materiale da distruggere;
  • idonea disinfezione per via chimica o fisica di tutti gli strumenti e macchinari, nonché del vestiario, utilizzati per attuare la misura fitosanitaria;
  • divieto nelle zone focolaio di impianto di nuovi frutteti professionali di Pomoideae per un anno;
  • divieto di spostamento di alveari dalle aree infette verso le altre aree del territorio provinciale nei periodi a rischio (dal 1 aprile al 15 giugno e comunque durante tutta la fioritura delle piante sensibili);
  • divieto di utilizzo di nuclei o alveari di api “a perdere”  su tutto il territorio provinciale.
  • divieto di commercializzare e la messa a dimora delle piante ospiti nelle zone delimitate.

SEGNALAZIONI. La presenza (anche sospetta) di piante sintomatiche deve essere comunicata immediatamente al Servizio Fitosanitario Provinciale (tel. 0461-495660; e-mail serv.agricoltura@provincia.tn.it; pec serv.agricoltura@pec.provincia.tn.it)

NORMATIVA DI RIFERIMENTO. Regolamento (UE) 2016/ 2031Regolamento di esecuzione (UE) 2019/2072D. lgs. n. 19/2021Decreto del 13 agosto 2020 del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

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